Trittico del trapasso


Il Trittico del trapasso, eseguito nel 1923, rappresenta una delle vette più alte e precoci della ricerca di Gerardo Dottori (1884–1977) nel campo dell’arte sacra. Quest’opera, realizzata a tempera su faesite, non fu inizialmente concepita su commissione ecclesiastica, ma nacque nello studio dell’artista come esplorazione intellettuale su come la velocità moderna e la luce cosmica potessero articolare una narrazione sacra.

Rimasto nella collezione personale del pittore per quasi cinquant’anni, il trittico è stato donato da Dottori stesso alla fraternità di Monteripido nel 1971, dove è tuttora permanentemente conservato e venerato.

L’Incontro tra Avanguardia e Tradizione

L’opera si presenta come un aggiornamento rivoluzionario dei polittici devozionali medievali. La sua struttura a tre elementi lignei richiudibili, con scomparti terminanti in archi a sesto acuto, omaggia esplicitamente la tradizione tardogotica e rinascimentale umbra, richiamando la solennità delle pale d’altare di maestri come il Perugino.
In questa sintesi, Dottori, definito il “futurista mistico”, riesce a piegare il dinamismo futurista e le prospettive dell’Aeropittura a una narrazione sacra che attinge alla plasticità dei corpi di Giotto, filtrandola attraverso scomposizioni di luce di matrice divisionista.
L’Aeropittura: Guardare il Mondo con gli Occhi del Cielo
L’Aeropittura è stata l’espressione più significativa della seconda stagione del Futurismo italiano, sviluppatasi tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Quaranta.
A differenza della prima fase futurista, ossessionata dalla velocità delle automobili e dei treni, l’Aeropittura elegge il volo a nuovo strumento di conoscenza e di creazione artistica. Non si trattava solo di dipingere aeroplani, ma di adottare un nuovo punto di vista: quello del pilota che osserva la terra dall’alto.
Le caratteristiche principali:
  • La Prospettiva a “Volo d’Uccello”: Lo spazio non è più statico o lineare, ma diventa sferico, dilatato e dinamico. Gli orizzonti si curvano e i piani si ribaltano, proiettando l’osservatore direttamente al centro del dipinto.
  • Sintesi e Trasfigurazione: Dipingere dall’alto impone di tralasciare il dettaglio per catturare l’essenza del paesaggio. La natura viene frammentata in schemi geometrici e colori brillanti, creando un’armonia che supera la realtà puramente naturale.
  • Dinamismo dello Spirito: Per Gerardo Dottori, firmatario del Manifesto dell’Aeropittura del 1929, questa tecnica non era solo celebrazione tecnologica, ma un mezzo per una “spiritualizzazione della natura”.

Il trittico articola la vita del Santo attraverso tre momenti simbolici, ciascuno caratterizzato da una specifica dinamica luminosa e spaziale.

San Francesco che ammansisce il Lupo

In questo scomparto, Dottori reinterpreta il celebre episodio di Gubbio non attraverso il racconto aneddotico, ma tramite una rigorosa geometrizzazione futurista.
  • Geometrie Urbane: La città di Gubbio non è resa con fedeltà storica, ma ricostruita come un insieme di torri taglienti e blocchi verticali in stile Novecento, che riflettono una tensione quasi espressionista.
  • La Dinamica della Luce: La scena è dominata da un cono di luce nitido e spettacolare che squarcia un cielo nuvoloso di matrice divisionista. Questo fascio luminoso funge da “canale fisico” della grazia divina, isolando il Santo e il lupo dal resto del mondo.
  • Simbolismo della Pace: Ai piedi delle mura, un piccolo gruppo di cittadini appare compresso e immobilizzato dal terrore. La pacificazione della fiera avviene attraverso un riordino strutturale dello spazio: il lupo perde ogni connotazione mostruosa, integrandosi in un sistema di linee di forza inclinate che convergono verso San Francesco, simboleggiando la sottomissione della violenza naturale all’ordine spirituale.
Gerardo Dottori: La predica agli uccelli

Il trapasso di San Francesco

Vero baricentro drammatico dell’opera, questo pannello presenta dimensioni maggiori e cattura l’istante della morte del Santo sopra le vallate umbre.
  • Il Corpo Trasfigurato: Il corpo di Francesco appare manieristicamente allungato, richiamando la verticalità gotica della pittura spirituale antica. È morbidamente fuso con il profilo ondulatorio delle colline, suggerendo che la morte non sia annichilimento ma un ritorno armonico alla materia terrestre.
  • La Porziuncola come Trasmettitore: Nella parte alta svetta la Porziuncola, che Dottori trasforma in un vero “trasmettitore spirituale”. Da essa si sprigionano onde circolari di energia e vettori luminosi triangolari che avvolgono il corpo del Santo e lo guidano verso il Cielo.
  • Vortice di Santità: La natura partecipa attivamente all’evento mistico: i cipressi ai lati della chiesetta si piegano bruscamente verso l’interno, come se fossero risucchiati da un vortice gravitazionale generato dalla santità unica di Francesco. Il paesaggio non è statico, ma una entità “curva e pulsante” integrata con la dimensione celeste.

La predica agli uccelli

Il pannello finale sposta l’attenzione sulla comunione con il creato, eliminando quasi ogni traccia di architettura umana per celebrare la divinità della natura.
  • La Cattedrale Naturale: Gli alberi sono gli elementi strutturali dominanti: invece di crescere dritti, si curvano dinamicamente gli uni verso gli altri, intrecciando le fronde fino a formare un’abside naturale che evoca la solennità di una chiesa romanica.
  • Scomposizione Prismatica: La luce divina è resa attraverso una fitta scomposizione prismatica dell’aria. Nitidi coni luminosi filtrano in diagonale tra il fogliame, colpendo Francesco e lo stormo di uccelli in volo (simbolo della varietà della società umana).
  • Spazio Liturgico: In assenza di edifici, la foresta di Bevagna diventa essa stessa uno spazio liturgico vivente. La luce assume qui una funzione ordinatrice, facendosi metafora visiva della parola divina che attraversa e organizza l’intero Creato.

Significato Storico e Teologico

Il Trittico del trapasso precede di quasi un decennio la pubblicazione del Manifesto dell’Arte Sacra Futurista (1931), rendendo Dottori l’anticipatore assoluto del rinnovamento spiritualista nel movimento futurista.
Attraverso quest’opera, Dottori realizza quella “spiritualizzazione della natura” che diverrà il cardine del suo pensiero: il paesaggio umbro viene osservato a “volo d’uccello”, isolandolo fuori dal tempo e dallo spazio convenzionali per trasfigurarlo in una dimensione paradisiaca. Come affermato dallo stesso artista:
“Mediante gli stati d’animo delle velocità aeroplaniche ho potuto creare il paesaggio terrestre isolandolo fuori tempo-spazio nutrendolo di cielo per modo che diventasse paradiso”.
L’opera è custodita all’interno della Chiesa di San Francesco del Monte (Monteripido), un luogo dove l’avanguardia non è confinata in una galleria, ma restituita alla sua originaria funzione devozionale, inserendosi fisicamente nella storia e nel paesaggio che l’hanno generata.
Gerardo Dottori (Perugia, 1884–1977) è stato uno dei massimi esponenti del Futurismo italiano e un pioniere assoluto dell’Aeropittura. Nato in una famiglia di umili origini, si formò all’Accademia di Belle Arti di Perugia, lavorando fin da giovanissimo per sostenersi. Nel 1911, l’incontro a Roma con Giacomo Balla fu decisivo per la sua adesione al movimento futurista, di cui rimase un interprete coerente per tutta la vita.
Nel 1924 fu il primo futurista ad esporre alla Biennale di Venezia, e nel 1929 fu tra i firmatari del Manifesto dell’Aeropittura, tecnica che rivoluzionò il paesaggio attraverso la prospettiva del volo. Definito “futurista mistico”, Dottori applicò il dinamismo delle avanguardie all’arte sacra, anticipando i temi del Manifesto dell’Arte Sacra Futurista (1931) con capolavori come il Trittico del trapasso (1923). Dopo aver vissuto a Roma dal 1926 al 1939, tornò nella sua città natale per dirigere l’Accademia di Belle Arti, dedicando gran parte della sua produzione alla trasfigurazione lirica del paesaggio umbro. È sepolto nel Cimitero Monumentale di Perugia tra i cittadini illustri.