Chiostro di San Bernardino
Il piccolo chiostro centrale del convento di Monteripido conserva, in corrispondenza delle lunette del portico, una serie di dipinti raffiguranti alcuni episodi della vita di san Francesco, tratti dal testo dei Fioretti. La tipologia decorativa ebbe origine e si sviluppò principalmente nel XVII secolo e vide impegnati i migliori pittori contemporanei, dell’Umbria e del centro Italia.
Lato ovest del chiostro, dipinti di Antonio Maria Fabrizi (1594-1656)
Prima lunetta – La leggenda della celeste milizia: Dio è presente nell’agire di Francesco
Sulla piazza di un castello, Francesco dialoga con un nobile elegantemente vestito, forse il conte Orlando di Chiusi del Casentino. Ammiratore e benefattore, dopo averne ascoltato la predicazione e visti i miracoli compiuti, farà dono al Santo del monte della Verna, luogo della sua prossima stigmatizzazione. Sul lato sinistro della scena principale, Francesco riceve da Cristo la Regola dei Minori; in alto una schiera di discepoli, ispirati dalla sua Regola, segue il Santo, che con il vessillo pasquale la conduce verso Gesù, e questi la presenta al Padre. Sulla sinistra in basso lo stemma del committente. Ai piedi della torre un cartiglio VERE DEUS ABSCONDITUS. La predicazione di Francesco trova miracoloso consenso in tutte le popolazioni: nobili e umili paesani camminano insieme sulla via della santità evangelica, Dio è velatamente presente; proprio per questo alla moltitudine sembra che “parlasse un Angelo di Dio” (Fonti Francescane, n. 1897).

Seconda lunetta – La Vergine Maria appare a san Francesco e gli dona il bambino Gesù

La Madre del Signore appare tra le nubi e porge Gesù Bambino a Francesco adorante. Ai piedi del Santo, il libro del Vangelo, a lungo meditato, contemplato e vissuto e, ora, realtà vivente nella persona del divino Bambino tra le sue braccia. Egli “baciava avido le immagini di quelle membra infantili, e la compassione del Bambino, riversandosi nel cuore, gli faceva anche balbettare parole alla maniera dei bambini”. La scritta SIMEONI NON INVIDEO richiama l’episodio evangelico di Luca, quando Simeone prende in braccio il Salvatore ed esulta di gioia nel vedere la Salvezza d’Israele. Francesco non ha nulla da invidiare al santo vecchio profeta. Alle spalle di Maria sant’Anna e, dietro a Francesco, forse il contemplativo terzo suo compagno, il beato Egidio di Assisi. In basso a destra lo stemma del committente (Fonti Francescane, n. 787).
Chiostro di San Bernardino
Il piccolo chiostro centrale del convento di Monteripido conserva, in corrispondenza delle lunette del portico, una serie di dipinti raffiguranti alcuni episodi della vita di san Francesco, tratti dal testo dei Fioretti. La tipologia decorativa ebbe origine e si sviluppò principalmente nel XVII secolo e vide impegnati i migliori pittori contemporanei, dell’Umbria e del centro Italia.
Lato ovest del chiostro, dipinti di Antonio Maria Fabrizi (1594-1656)
Prima lunetta – La leggenda della celeste milizia: Dio è presente nell’agire di Francesco

Sulla piazza di un castello, Francesco dialoga con un nobile elegantemente vestito, forse il conte Orlando di Chiusi del Casentino. Ammiratore e benefattore, dopo averne ascoltato la predicazione e visti i miracoli compiuti, farà dono al Santo del monte della Verna, luogo della sua prossima stigmatizzazione. Sul lato sinistro della scena principale, Francesco riceve da Cristo la Regola dei Minori; in alto una schiera di discepoli, ispirati dalla sua Regola, segue il Santo, che con il vessillo pasquale la conduce verso Gesù, e questi la presenta al Padre. Sulla sinistra in basso lo stemma del committente. Ai piedi della torre un cartiglio VERE DEUS ABSCONDITUS. La predicazione di Francesco trova miracoloso consenso in tutte le popolazioni: nobili e umili paesani camminano insieme sulla via della santità evangelica, Dio è velatamente presente; proprio per questo alla moltitudine sembra che “parlasse un Angelo di Dio” (Fonti Francescane, n. 1897).
Seconda lunetta – La Vergine Maria appare a san Francesco e gli dona il bambino Gesù

La Madre del Signore appare tra le nubi e porge Gesù Bambino a Francesco adorante. Ai piedi del Santo, il libro del Vangelo, a lungo meditato, contemplato e vissuto e, ora, realtà vivente nella persona del divino Bambino tra le sue braccia. Egli “baciava avido le immagini di quelle membra infantili, e la compassione del Bambino, riversandosi nel cuore, gli faceva anche balbettare parole alla maniera dei bambini”. La scritta SIMEONI NON INVIDEO richiama l’episodio evangelico di Luca, quando Simeone prende in braccio il Salvatore ed esulta di gioia nel vedere la Salvezza d’Israele. Francesco non ha nulla da invidiare al santo vecchio profeta. Alle spalle di Maria sant’Anna e, dietro a Francesco, forse il contemplativo terzo suo compagno, il beato Egidio di Assisi. In basso a destra lo stemma del committente (Fonti Francescane, n. 787).
Terza lunetta – La santa Umiltà
Un compagno di Francesco preme il piede sul petto del Santo disteso a terra. Richiama l’episodio accaduto nella chiesa di San Pietro a Bovara; dopo prolungata orazione, suggestioni diaboliche assalgono il santo; le sconfigge con fermezza di fede e dominio di ogni disordine, morale e corporeo. Altre piccole scene concorrono a spiegare il cartiglio dipinto accanto al volto del Santo: HINC EXALTATIO: Francesco in ginocchio prega davanti ad una sacra edicola; predica in mutande nella piazza di Assisi, al cospetto dei concittadini; su una scala ripara il tetto di una chiesa. L’umiltà, virtù cardine di Francesco e dei Minori, è la forza che ha guidato Gesù fino ad essere innalzato sul Calvario per ricevere, poi, la gloria di risorto accanto al Padre. Vien detto che proprio frate Pacifico ebbe da Dio la rivelazione che “come Lucifero per la sua superbia fu precipitato da quel trono, così Francesco per la sua umiltà meriterà di esservi esaltato e di assidervisi” (Fonti Francescane, n. 1570).

Arco trasversale – Trigramma bernardiniano

Bernardino da Siena della nobile famiglia degli Albizzeschi, dopo aver preso l’abito a ventidue anni, inaugurò un’intensa attività di predicazione per tutta l’Italia settentrionale. Egli insisteva sulla devozione al Santissimo Nome di Gesù, il trigramma Iesus Hominum Salvator, dipinto su tavola, veniva presentato alla devozione degli ascoltatori durante la predicazione. Qui, nell’arcata d’ingresso al convento, dentro la cimasa barocca di un probabile portale, doveva essere il primo segno cristologico beneaugurante, rivolto agli abitanti del convento e ai suoi visitatori.
Terza lunetta – La santa Umiltà

Un compagno di Francesco preme il piede sul petto del Santo disteso a terra. Richiama l’episodio accaduto nella chiesa di San Pietro a Bovara; dopo prolungata orazione, suggestioni diaboliche assalgono il santo; le sconfigge con fermezza di fede e dominio di ogni disordine, morale e corporeo. Altre piccole scene concorrono a spiegare il cartiglio dipinto accanto al volto del Santo: HINC EXALTATIO: Francesco in ginocchio prega davanti ad una sacra edicola; predica in mutande nella piazza di Assisi, al cospetto dei concittadini; su una scala ripara il tetto di una chiesa. L’umiltà, virtù cardine di Francesco e dei Minori, è la forza che ha guidato Gesù fino ad essere innalzato sul Calvario per ricevere, poi, la gloria di risorto accanto al Padre. Vien detto che proprio frate Pacifico ebbe da Dio la rivelazione che “come Lucifero per la sua superbia fu precipitato da quel trono, così Francesco per la sua umiltà meriterà di esservi esaltato e di assidervisi” (Fonti Francescane, n. 1570).
Arco trasversale – Trigramma bernardiniano

Bernardino da Siena della nobile famiglia degli Albizzeschi, dopo aver preso l’abito a ventidue anni, inaugurò un’intensa attività di predicazione per tutta l’Italia settentrionale. Egli insisteva sulla devozione al Santissimo Nome di Gesù, il trigramma Iesus Hominum Salvator, dipinto su tavola, veniva presentato alla devozione degli ascoltatori durante la predicazione. Qui, nell’arcata d’ingresso al convento, dentro la cimasa barocca di un probabile portale, doveva essere il primo segno cristologico beneaugurante, rivolto agli abitanti del convento e ai suoi visitatori.
Lato est del chiostro, dipinti di Giovanni Domenico Mattei (Foligno? – Roma 1706)
Prima lunetta – San Francesco tentato da una peccatrice si butta nel fuoco
A destra è raffigurato san Francesco per terra su carboni ardenti del vicino focolare. A sinistra in piedi, una donna seminuda e corposa, nell’atto di spogliarsi, mentre sul fondo una albergatrice apre una tenda per assistere alla scena. I Fioretti raccontano che Francesco, dopo avere avuto dal Sultano il permesso di predicare in terra d’Oriente, si diresse verso una regione, ma sentendo il bisogno di riposarsi, entrò in albergo. Qui una donna bellissima, ma disonesta, voleva indurre il Santo a peccare. Il Santo la condusse davanti a un grande fuoco; qui si spoglia e si pone accanto alle fiamme, senza tuttavia ricevere danno per il corpo, e, invece, una grande allegrezza d’animo. “… quella femmina per tale miracolo spaventata e compunta nel cuor suo, non solamente si pentì del peccato e della mala intenzione, ma si convertì perfettamente alla fede in Cristo, e diventò di tanta santità, che per lei molte anime in quella contrada si salvarono” (Fonti Francescane, n. 1855).

Seconda lunetta – Il patto di pace tra San Francesco e il lupo di Gubbio

Si tratta della raffigurazione di un fatto avvenuto nella città di Gubbio, ove un lupo terribile e feroce divorava uomini e animali e obbligava tutti a restare chiusi in casa per la paura. Francesco, venuto in quella città, gli si fa incontro, gli fa il segno della croce e gli parla con parole soavi. Il lupo, acconsentendo al suo dire con il capo, si getta ai suoi piedi; poi Francesco distende la sua mano: “Allora il lupo levando il piè ritto dinnanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale che egli potea di fede”. A destra ed a sinistra dei protagonisti della scena, gruppi di cittadini eugubini, usciti di casa per vedere il miracolo, sono presi da stupore e grande allegrezza, incominciano a gridare per la gioia, lodando e benedicendo Iddio, che aveva loro mandato santo Francesco per liberarli dalla bocca del crudele animale (Fonti Francescane, n. 1852).
Lato est del chiostro, dipinti di Giovanni Domenico Mattei (Foligno? – Roma 1706)
Prima lunetta – San Francesco tentato da una peccatrice si butta nel fuoco

A destra è raffigurato san Francesco per terra su carboni ardenti del vicino focolare. A sinistra in piedi, una donna seminuda e corposa, nell’atto di spogliarsi, mentre sul fondo una albergatrice apre una tenda per assistere alla scena. I Fioretti raccontano che Francesco, dopo avere avuto dal Sultano il permesso di predicare in terra d’Oriente, si diresse verso una regione, ma sentendo il bisogno di riposarsi, entrò in albergo. Qui una donna bellissima, ma disonesta, voleva indurre il Santo a peccare. Il Santo la condusse davanti a un grande fuoco; qui si spoglia e si pone accanto alle fiamme, senza tuttavia ricevere danno per il corpo, e, invece, una grande allegrezza d’animo. “… quella femmina per tale miracolo spaventata e compunta nel cuor suo, non solamente si pentì del peccato e della mala intenzione, ma si convertì perfettamente alla fede in Cristo, e diventò di tanta santità, che per lei molte anime in quella contrada si salvarono” (Fonti Francescane, n. 1855).
Seconda lunetta – Il patto di pace tra San Francesco e il lupo di Gubbio

Si tratta della raffigurazione di un fatto avvenuto nella città di Gubbio, ove un lupo terribile e feroce divorava uomini e animali e obbligava tutti a restare chiusi in casa per la paura. Francesco, venuto in quella città, gli si fa incontro, gli fa il segno della croce e gli parla con parole soavi. Il lupo, acconsentendo al suo dire con il capo, si getta ai suoi piedi; poi Francesco distende la sua mano: “Allora il lupo levando il piè ritto dinnanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale che egli potea di fede”. A destra ed a sinistra dei protagonisti della scena, gruppi di cittadini eugubini, usciti di casa per vedere il miracolo, sono presi da stupore e grande allegrezza, incominciano a gridare per la gioia, lodando e benedicendo Iddio, che aveva loro mandato santo Francesco per liberarli dalla bocca del crudele animale (Fonti Francescane, n. 1852).
Terza lunetta – San Francesco scende trionfante nel Purgatorio
L’episodio è tratto dai Fioretti. Cristo, alla Verna, ha insignito Francesco delle sacre stimmate. Un angelo, che accompagna san Francesco nel “luogo” del Purgatorio portando il vessillo della vittoria pasquale, gli spiega le ragioni e gli effetti di tale dono: deve essere il vessillifero del Salvatore. Cristo, disceso agli inferi con i segni della passione per liberare le anime dalle loro pene, concede a Francesco di scendere ogni anno, nel giorno della sua morte, nel purgatorio per liberare le anime dei suoi figli: frati, suore, laici penitenti, e tutti i suoi devoti, e portarle in cielo. Al centro in alto, l’immagine della Madonna con il bambino è un richiamo alla Vergine di Santa Maria degli Angeli e all’indulgenza della Porziuncola, grazie alla quale Francesco vuole tutti portare in paradiso (Fonti Francescane, n. 1920).

Quarta lunetta di autore ignoto – Sant’Antonio da Padova salva un bambino caduto nel fuoco

Sant’Antonio strappa dalla morte un bambino annegato, tra la meraviglia dei familiari e delle persone presenti. Jean Rigauld, nella biografia del Santo, redatta nel 1293, narra di un prodigio avvenuto a Padova dopo la morte di sant’Antonio: un bambino di appena venti mesi era annegato perché la madre lo aveva lasciato incautamente accanto a un recipiente pieno d’acqua. La donna, disperata, fece voto che «avrebbe dato ai poveri tanto frumento, quanto il peso del bambino, se il Santo lo avesse risuscitato». Il Santo compì il prodigio. Da allora nacque la tradizione chiamata «pondus pueri» (il peso del bambino): i genitori promettevano al Santo tanto pane quanto era il peso dei figli, in cambio della sua protezione.
L’opera di restauro è stata realizzata nell’anno 2011, con il co-finanziamento della Fondazione della Cassa di Risparmio di Perugia e il contributo di amici, e benefattori del Convento di San Francesco del Monte – Monteripido
Terza lunetta – San Francesco scende trionfante nel Purgatorio

L’episodio è tratto dai Fioretti. Cristo, alla Verna, ha insignito Francesco delle sacre stimmate. Un angelo, che accompagna san Francesco nel “luogo” del Purgatorio portando il vessillo della vittoria pasquale, gli spiega le ragioni e gli effetti di tale dono: deve essere il vessillifero del Salvatore. Cristo, disceso agli inferi con i segni della passione per liberare le anime dalle loro pene, concede a Francesco di scendere ogni anno, nel giorno della sua morte, nel purgatorio per liberare le anime dei suoi figli: frati, suore, laici penitenti, e tutti i suoi devoti, e portarle in cielo. Al centro in alto, l’immagine della Madonna con il bambino è un richiamo alla Vergine di Santa Maria degli Angeli e all’indulgenza della Porziuncola, grazie alla quale Francesco vuole tutti portare in paradiso (Fonti Francescane, n. 1920).
Quarta lunetta di autore ignoto – Sant’Antonio da Padova salva un bambino caduto nel fuoco

Sant’Antonio strappa dalla morte un bambino annegato, tra la meraviglia dei familiari e delle persone presenti. Jean Rigauld, nella biografia del Santo, redatta nel 1293, narra di un prodigio avvenuto a Padova dopo la morte di sant’Antonio: un bambino di appena venti mesi era annegato perché la madre lo aveva lasciato incautamente accanto a un recipiente pieno d’acqua. La donna, disperata, fece voto che «avrebbe dato ai poveri tanto frumento, quanto il peso del bambino, se il Santo lo avesse risuscitato». Il Santo compì il prodigio. Da allora nacque la tradizione chiamata «pondus pueri» (il peso del bambino): i genitori promettevano al Santo tanto pane quanto era il peso dei figli, in cambio della sua protezione.
L’opera di restauro è stata realizzata nell’anno 2011, con il co-finanziamento della Fondazione della Cassa di Risparmio di Perugia e il contributo di amici, e benefattori del Convento di San Francesco del Monte – Monteripido









