Trittico del trapasso

Il Trittico del trapasso, eseguito nel 1923, rappresenta una delle vette più alte e precoci della ricerca di Gerardo Dottori (1884–1977) nel campo dell’arte sacra. Quest’opera, realizzata a tempera su faesite, non fu inizialmente concepita su commissione ecclesiastica, ma nacque nello studio dell’artista come esplorazione intellettuale su come la velocità moderna e la luce cosmica potessero articolare una narrazione sacra.
Rimasto nella collezione personale del pittore per quasi cinquant’anni, il trittico è stato donato da Dottori stesso alla fraternità di Monteripido nel 1971, dove è tuttora permanentemente conservato e venerato.
L’Incontro tra Avanguardia e Tradizione
L’Aeropittura: Guardare il Mondo con gli Occhi del Cielo
- La Prospettiva a “Volo d’Uccello”: Lo spazio non è più statico o lineare, ma diventa sferico, dilatato e dinamico. Gli orizzonti si curvano e i piani si ribaltano, proiettando l’osservatore direttamente al centro del dipinto.
- Sintesi e Trasfigurazione: Dipingere dall’alto impone di tralasciare il dettaglio per catturare l’essenza del paesaggio. La natura viene frammentata in schemi geometrici e colori brillanti, creando un’armonia che supera la realtà puramente naturale.
- Dinamismo dello Spirito: Per Gerardo Dottori, firmatario del Manifesto dell’Aeropittura del 1929, questa tecnica non era solo celebrazione tecnologica, ma un mezzo per una “spiritualizzazione della natura”.
Il trittico articola la vita del Santo attraverso tre momenti simbolici, ciascuno caratterizzato da una specifica dinamica luminosa e spaziale.
San Francesco che ammansisce il Lupo
- Geometrie Urbane: La città di Gubbio non è resa con fedeltà storica, ma ricostruita come un insieme di torri taglienti e blocchi verticali in stile Novecento, che riflettono una tensione quasi espressionista.
- La Dinamica della Luce: La scena è dominata da un cono di luce nitido e spettacolare che squarcia un cielo nuvoloso di matrice divisionista. Questo fascio luminoso funge da “canale fisico” della grazia divina, isolando il Santo e il lupo dal resto del mondo.
- Simbolismo della Pace: Ai piedi delle mura, un piccolo gruppo di cittadini appare compresso e immobilizzato dal terrore. La pacificazione della fiera avviene attraverso un riordino strutturale dello spazio: il lupo perde ogni connotazione mostruosa, integrandosi in un sistema di linee di forza inclinate che convergono verso San Francesco, simboleggiando la sottomissione della violenza naturale all’ordine spirituale.

Il trapasso di San Francesco

- Il Corpo Trasfigurato: Il corpo di Francesco appare manieristicamente allungato, richiamando la verticalità gotica della pittura spirituale antica. È morbidamente fuso con il profilo ondulatorio delle colline, suggerendo che la morte non sia annichilimento ma un ritorno armonico alla materia terrestre.
- La Porziuncola come Trasmettitore: Nella parte alta svetta la Porziuncola, che Dottori trasforma in un vero “trasmettitore spirituale”. Da essa si sprigionano onde circolari di energia e vettori luminosi triangolari che avvolgono il corpo del Santo e lo guidano verso il Cielo.
- Vortice di Santità: La natura partecipa attivamente all’evento mistico: i cipressi ai lati della chiesetta si piegano bruscamente verso l’interno, come se fossero risucchiati da un vortice gravitazionale generato dalla santità unica di Francesco. Il paesaggio non è statico, ma una entità “curva e pulsante” integrata con la dimensione celeste.
La predica agli uccelli
- La Cattedrale Naturale: Gli alberi sono gli elementi strutturali dominanti: invece di crescere dritti, si curvano dinamicamente gli uni verso gli altri, intrecciando le fronde fino a formare un’abside naturale che evoca la solennità di una chiesa romanica.
- Scomposizione Prismatica: La luce divina è resa attraverso una fitta scomposizione prismatica dell’aria. Nitidi coni luminosi filtrano in diagonale tra il fogliame, colpendo Francesco e lo stormo di uccelli in volo (simbolo della varietà della società umana).
- Spazio Liturgico: In assenza di edifici, la foresta di Bevagna diventa essa stessa uno spazio liturgico vivente. La luce assume qui una funzione ordinatrice, facendosi metafora visiva della parola divina che attraversa e organizza l’intero Creato.

Significato Storico e Teologico
“Mediante gli stati d’animo delle velocità aeroplaniche ho potuto creare il paesaggio terrestre isolandolo fuori tempo-spazio nutrendolo di cielo per modo che diventasse paradiso”.










