Beato Egidio
Il sapiente compagno di san Francesco

Terzo compagno di san Francesco d’Assisi, il Beato Egidio ha incarnato lo spirito delle origini francescane, unendo il lavoro manuale alla più alta contemplazione mistica. La sua eredità spirituale vive ancora oggi tra le mura del Convento di Monteripido.

Da Assisi alla sequela di Francesco

Egidio nacque nella città o contado di Assisi. Dovette essere un lavoratore della terra, come mostrano espressioni e paragoni del suo parlare. Nella primavera del 1208, a diciotto anni circa, il 23 aprile, festa di san Giorgio, si unì a frate Francesco così da essere uno dei primi membri della fraternità minoritica.

Nel 1210 andò assieme agli altri penitenti di Assisi a Roma dal papa Innocenzo III per presentare la forma vitae, ovvero quel modo di vivere secondo la modalità del Santo Vangelo che costituirà in futuro la Regola del Frati Minori.

I pellegrinaggi e il lavoro manuale

Tornato nella valle spoletana, Egidio visse l’obbedienza francescana mettendosi in cammino verso i santuari più celebri della cristianità:

  • Le tombe degli Apostoli a Roma
  • Il santuario di San Giacomo di Compostella in Spagna
  • San Michele sul Gargano e San Nicola a Bari
  • I luoghi santi della Terra Santa

Durante questi lunghi viaggi, si guadagnava da vivere e pagava l’imbarco sulle navi unicamente con il lavoro delle proprie mani. Ad Acri, ad esempio, fabbricava sporte di giunco e prestava servizio nel seppellimento dei defunti, testimoniando la perfetta povertà evangelica.

Gli anni a Monteripido e «I Detti»

Dopo la morte di san Francesco, intorno al 1234, Egidio cercò il silenzio e si ritirò sopra un colle appena fuori le mura di Perugia: Monteripido. Vi abitò per quasi trent’anni insieme ad alcuni compagni e ai membri della famiglia Coppoli, proprietari del luogo.

«Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! / Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro / dietro lo sposo, sì la sposa piace».

— Dante Alighieri, Divina Commedia (Paradiso, Canto XI)

L’entusiasmo giovanile degli inizi, vagliato nel fuoco della storia, aveva ceduto il passo alla profonda saggezza dell’anziano. Da ogni parte d’Italia, religiosi e dotti salivano a Monteripido per ascoltare i suoi consigli, espressi in frasi brevi e fulminee. Raccolte dai contemporanei, queste massime costituiscono ancora oggi i celebri I detti del beato Egidio.

La morte e il culto La morte e il culto La morte e il culto

Egidio si spense a Monteripido il 23 aprile 1262, esattamente nello stesso giorno in cui, molti anni prima, si era legato a Francesco alla Porziuncola.

Per timore che il suo corpo venisse sottratto, i cittadini di Perugia lo trasferirono subito al sicuro entro le mura urbane, nel complesso di San Francesco al Prato. Lì fu sepolto in uno splendido sarcofago romano del III secolo decorato con il mito di Giona, sul quale fu inciso il titolo Beati Aegidii sepulchrum. Il suo culto è stato formalmente approvato da papa Pio VI.

Foto di Giovanni Dall'Orto